OSMOCI ospite del Dipartimento di Architettura

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Nella giornata del 6 ottobre, l’Osservatorio sulla Mobilità Ciclistica (OSMOCI) è stato ospite di due appuntamenti di verifica che si sono svolti nella sede del Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi G. Dannunzio di Chieti-Pescara.

Nella prima sessione sono stati illustrati i lavori relativi ai temi delle reti ciclabili, intese come infrastrutture urbane in grado di integrare anche servizi ecosistemici ambientali (sessione curata dal Prof. Antonio Clemente), e come elementi di traino, prendendo spunto dalle rotatorie, per riprogettare il tessuto infrastrutturale e funzionale di riferimento (sessione curata dalla Prof.ssa Luciana Mastrolonardo).

È stato interessante notare quanto le proposte, alleggerite dal vincolo della progettualità esecutiva, abbiano prodotto in termini di suggerimenti e innovazione. La possibilità, lungo i tracciati ciclabili, di intercettare le acque superficiali per ricaricare le falde, e quindi in contrasto con il consolidato metodo di allontanamento delle prime attraverso il sistema fognario “bianco”, rilancia le vie ciclabili su un piano, della sostenibilità territoriale e ambientale, diverso e quindi complementare a quello della più ovvia mobilità.

Allo stesso modo, la reinterpretazione di uno spazio “perso” dentro il buco dei caroselli di auto, attraverso il suo recupero funzionale sia di frequentazione, per quanto possibile, ma anche di percezione visiva, cambia il punto di vista e ricolloca la strada, in quanto spazio pubblico e quindi bene comune, su un piano di fruizione non più appannaggio di veicoli motorizzati a quattro ruote ma di una pluralità di utenti, a partire da pedoni e ciclisti, solitamente esclusi o comunque respinti dall’ambito considerato.

Nella seconda sessione, curata dal Prof. Piero Rovigatti, il lavoro di ricerca e elaborazione si è concentrato sul fronte della “Città del dopo”, del post covid, con un invito a lavorare su una visione legata all’urgenza dell’adattamento urbano, e quindi al tema della resilienza, ormai imposto dai cambiamenti climatici, con il vincolo a ragionare anche sulla “città del mentre”, considerata la rapidità con cui gli eventi si susseguono.

In entrambi i casi l’osservatorio, qualunque esso sia, rimane indispensabile strumento di lavoro, sia nel porre le basi per studiare come procedere nelle proposte di cambiamento, sia per monitorare le stesse nella loro routine attuativa.

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