PESCARA – Il sistema cicloviario urbano è dotato di 7 contabici, installati nell’ambito del progetto PESOS, Pescara Sostenibile. Nella scheda progettuale, di quasi dieci anni fa, erano stati definiti “totem motivazionali” con un duplice obiettivo: permettere di contare il transito delle bici ma anche rendere visibile la loro presenza attraverso l’espressione numerica riportata sui display, sia giornaliera che totale.
Ecco dove si trovano i contabici: Via Luisa D’Annunzio, Lungomare sud, Lungomare nord, Via Leopoldo Muzii, Argine Via Valle Roveto, Via Aldo Moro, Via Enzo Tortora (Pendolo). L’unico che in effetti è un totem è quello sul lungomare nord, mentre gli altri sono dispositivi a “bandiera” su pali dedicati.
Ho deciso di fare un primo monitoraggio dei transiti verificando i passaggi lungo l’arco di una giornata. Il rilevamento effettuato restituisce una prima fotografia, ancora parziale ma significativa, della distribuzione della mobilità ciclistica. Per maggiore chiarezza, i dati analizzati rappresentano i passaggi cumulati dalla mezzanotte fino al momento del rilievo, effettuato nel primo pomeriggio, in una giornata feriale di metà mese e con buone condizioni climatiche.
Nel complesso, sulle sette stazioni attive in città ho registrato 1.377 passaggi, un valore che include le ore mattutine e parte della fascia centrale della giornata, associabile agli spostamenti sistematici per lavoro, studio e servizi. La distribuzione dei flussi appare tutt’altro che casuale e riflette in modo abbastanza coerente il ruolo urbano delle singole direttrici.
Il dato più elevato si registra sul lungomare nord, che supera i 400 passaggi e si conferma come l’asse ciclabile più frequentato della città. Qui a mio avviso incidono più fattori: una maggiore densità abitativa rispetto al settore sud, la forte presenza di stabilimenti balneari, ancorché non pienamente operativi, e una funzione di corridoio continuo che intercetta sia mobilità quotidiana sia spostamenti di attraversamento.
Tra le direttrici interne spicca via Leopoldo Muzii, che collega la Strada Parco con via Regina Margherita, mettendo in relazione diretta un robusto asse strutturante della mobilità attiva in bici con il centro nevralgico cittadino, Piazza Salotto. Il valore registrato su questa stazione suggerisce un utilizzo fortemente legato alla funzione di connessione urbana, probabilmente in larga parte riconducibile a spostamenti funzionali.
Un ruolo analogo emerge per la pista ciclabile sull’argine di via Valle Roveto, che si colloca lungo la direttrice città–ospedale. Anche qui il numero di passaggi è relativamente significativo e coerente con la funzione di collegamento tra aree residenziali e un polo attrattore di primaria importanza, a conferma di una mobilità ciclistica che intercetta bisogni concreti di spostamento.
Il lungomare sud, pur registrando valori inferiori rispetto al settore nord, mostra comunque una consistenza significativa. In questo caso pesa una minore densità abitativa e una diversa organizzazione degli spazi, ma il dato indica comunque un uso stabile dell’infrastruttura, rafforzato dalla presenza di collegamenti trasversali verso l’interno.
Tra questi collegamenti rientra via Luisa D’Annunzio, che mette in relazione il lungomare con la Riserva Dannunziana, configurandosi come un tracciato “a pettine” rispetto all’asse costiero. I valori più contenuti registrati su questa stazione sono coerenti con una funzione prevalentemente di connessione ambientale e di prossimità, piuttosto che di attraversamento urbano.
Diversa è la lettura per via Aldo Moro, che si sviluppa all’interno dell’insediamento di edilizia popolare del quartiere San Donato. Qui il numero di passaggi, pur non elevato, assume un significato sociale e territoriale, indicando una buona presenza ciclistica in un contesto residenziale dove la bicicletta può rappresentare una reale alternativa di mobilità quotidiana.
Infine, Via Enzo Tortora (Pendolo) si conferma come un asse di puro attraversamento della zona ovest della città, privo di insediamenti abitativi significativi. I valori registrati risultano coerenti con questa funzione: una ciclabilità di passaggio, probabilmente legata a spostamenti direzionali, più che a una domanda locale.
Nel loro insieme, questi dati non consentono ancora valutazioni dinamiche o comparative, ma restituiscono una prima immagine della distribuzione geografia della mobilità ciclistica pescarese, fortemente legata alla struttura urbana e alle funzioni dei diversi assi. È una base conoscitiva iniziale che sarà integrata e consolidata attraverso un monitoraggio mensile ricorrente, indicativamente a metà mese e nella stessa finestra temporale, così da costruire nel tempo una serie storica semplice, leggibile e utile al dibattito pubblico.
Giancarlo Odoardi – Osservatorio Mobilità Ciclistica – OSMOCI


