PESCARA – Nel pomeriggio della seconda giornata dei lavori della serie di incontri organizzati da Rethinkmob nell’ambito dell’ottava edizione di ECOMOBexpo city 2025 (6-8 giugno 2025), è emersa una chiara visione: la mobilità sostenibile è una necessità concreta che richiede coraggio, visione e soprattutto un cambio di paradigma culturale.
I Piani di Spostamento Casa-Lavoro (PSCL): un approccio bottom-up – La vera sfida non è tecnica quanto culturale. “Cambiare le abitudini delle persone richiede tempo“, ha affermato Ivano Galino di AITMM. La ricetta proposta è ambiziosa ma realistica: disincentivare l’uso dell’auto privata, favorire il trasporto pubblico e la mobilità ciclabile, ridurre gli spostamenti attraverso smart working e coworking, il tutto supportato da una comunicazione efficace. Ma il punto chiave è l’approccio “dal basso verso l’alto”: sono i dipendenti stessi che devono diventare protagonisti del cambiamento.
I risultati parlano chiaro. Per i lavoratori si traducono in benefit e nuove forme di cooperazione, per le aziende in maggiore solidarietà e riduzione del turnover, per la collettività in meno emissioni e traffico. Tre parole d’ordine guidano questa trasformazione: responsabilità, ambizione e generosità.
Business Travel: Il Gigante Invisibile delle Emissioni Aziendali – Con un valore di quasi 1.5 trilioni di dollari, i viaggi d’affari rappresentano una leva fondamentale ma sottovalutata nella riduzione delle emissioni. Ma ill problema principale è la frammentazione dei dati. Prenotazioni su piattaforme diverse, itinerari multimodali, informazioni sparse tra fornitori che non dialogano tra loro: il risultato è un’impossibilità di tracciare realmente l’impatto ambientale dei viaggi aziendali. La soluzione passa attraverso standard open data, dashboard integrate e un cambio di prospettiva: considerare il Business Travel non più solo un costo, ma un investimento legato alla produttività.
Ripensare le Città: dal dominio dell’auto alla democrazia delle strade – Molto sentito, per esperienza personale, l’intervento di Bruno Pace, che ha portato sul tavolo una delle questioni più urgenti: la sicurezza stradale urbana. Con 9 morti al giorno sulle strade italiane, di cui il 70% in area urbana, il dato è allarmante. Ma la soluzione non sta nell’allargare le strade o nel costruire più parcheggi. “Le città, dal dopoguerra, sono state completamente riprogettate intorno all’automobile“, ha osservato Pace. La proposta è rivoluzionaria: tornare al futuro, ripensando le città come erano prima dell’era automobilistica, ma con le tecnologie attuali. L’esempio di Bologna con Città 30 parla chiaro: vittime dimezzate e zero pedoni morti nel 2023 per la prima volta dal 1991.
Sharing Mobility: liberare lo spazio urbano – Luigi Ricchelli di Asso Sharing ha presentato dati impressionanti: a Roma, 20.000 auto in car sharing potrebbero sostituirne 220.000 private. Il risultato? Spazio pubblico liberato per piste ciclabili, verde urbano e attività commerciali. Ma il dialogo con le amministrazioni resta complesso. Area grigia normativa, fiscalità sfavorevole (IVA al 22% contro il 10% del trasporto pubblico) e decisioni spesso prive di una “ratio” economica chiara frenano lo sviluppo di un settore che potrebbe triplicare la propria domanda entro il 2030.
Micromobilità: dati contro pregiudizi – Laura Sirio di DOT e Enrico Stefano di Lime hanno smontato alcuni luoghi comuni sulla micromobilità condivisa. L’utente tipo non è il ragazzo in cerca di svago, ma il giovane professionista tra i 24 e i 35 anni che usa il servizio sistematicamente. I dati mostrano che i mezzi in sharing sono più sicuri e controllati di quelli privati.
Un paradosso interessante: un monopattino parcheggiato male cattura più attenzione di un’auto in doppia fila, nonostante questa rappresenti un rischio maggiore. La percezione, spesso, non corrisponde alla realtà dei numeri.
Nuovi modelli: dall’innovazione alla praticità – Gli ultimi interventi hanno mostrato come l’innovazione possa nascere anche da intuizioni apparentemente semplici. Andrea Paoletti di PinkyRent ha raccontato il successo a Bari, città simile a Pescara per morfologia e potenziale, mentre Alessio Treglia ha presentato WHOOP, un modello ibrido tra Uber e car sharing dove il cliente guida l’auto che viene portata da un conducente.
Funzionalità come il doppio wallet per separare uso privato e professionale, dynamic pricing per incentivare l’uso di veicoli fermi e banner promozionali nell’app mostrano come le piattaforme si stiano evolvendo verso modelli sempre più flessibili e sostenibili.
La sfida del cambiamento – Dai lavori del pomeriggio è emerso un quadro chiaro: la tecnologia c’è, i modelli funzionano, i benefici sono dimostrati. La vera sfida è culturale. Come sottolineato più volte durante il convegno, le amministrazioni devono avere il coraggio di non inseguire il consenso a breve termine ma di costruire una visione a lungo termine.

